“The other eye”
ruggero | July 14 2010, Wednesday.Groningen, 14/07/2010 2:19am
Lascio che la pioggia lavi la strada,
lascio che la strada si faccia lavare dalla pioggia
e tra sogni di tossine inenarrabili,
lascio che questo più che reale sogno si dipani
tra la scura notte di Luglio,
nel freddo, nel caldo, nel vento, nel sole
tartarughe d’argento e pesci che piangono,
sogni di un amore fuori dal tempo.
E poi chissà…





Tempo. Dannatamente difficile scrivere con l’orologio al polso. Meglio levarlo. Ecco, ora posso scrivere meglio. Tempo. Ancora qualche quarto d’ora ed atterrerò ad Eindhoven, per la seconda volta in meno di un mese, per l’ennesima volta in poco più di due anni. Spazio. Poco spazio per scrivere, poco spazio per appoggiare il portatile sul tavolinetto striminzito che si frappone tra il mio stomaco e lo schienale del sedile di fronte. Spazio. Chilometri e chilometri di cielo davanti e dietro a me e soprattutto sotto di me. Spazio e tempo. Spazio e tempo insieme si intrecciano ed il risultato è “il viaggio”, non questo solamente, ma tutti i viaggi. Ogni spostamento per quanto piccolo è una nostra ribellione contro la staticità. Altrimenti saremmo alberi, non persone. Eppure spazio e tempo non si arrendono mai, si rimodellano, si riplasmano e si ricompongono attorno a noi, sia che si esca per una manciata di minuti a fare la spesa o a portare a spasso il cane, sia che si parta per mesi alla conquista di continenti lontani.








