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Le mie storie ed i miei pensieri su Groningen, l’Olanda e a volte tutto il resto
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«Roma – Formia, sola andata»

ruggero | November 14 2007, Wednesday.

Parte Prima: Roma Termini.

Io mi sposto, da Roma a Formia, su di un treno; mi sposto ad una velocità tutto sommato discreta.

Di rimpetto a me un sedile vuoto, lo stesso al mio fianco. Vicino all’altro finestrino siedono tre giovani, probabilmente laureandi, in ingegneria, credo. Si tratta di due ragazzi e una ragazza.

Lei ha chiaramente l’aria di quella che è stata bruttina (se non proprio brutta) per molto tempo; solo adesso è migliorata un po’, nei tardi venti, magari per volontà di Madre Natura che desidera darle un compagno.

Uno dei ragazzi si fa decisamente i fatti suoi, nascondendosi tra le pagine di un quotidiano.

– Fuori del finestrino una bellissima valle verde dall’alto di un ponte ferroviario; ma è già finito. –

Intanto, l’uomo con il giornale, non si perde una parola del discorso dei due che gli siedono vicino.

L’altro ragazzo, quello con la maglietta rossa, si vede bene che vorrebbe provarci con Lei ma che non ne ha le palle, o forse semplicemente la conosce da troppo tempo. Magari tutte e due le cose insieme… si, senza alcun dubbio, mi sa tanto che è proprio così.

Continuano a parlare di quelle che pacatamente definirei «tante stronzate»: amici che sono convolati a fiori d’arancio – o in procinto di farlo – , altra gente che si è innamorata, altra ancora che si è lasciata… e così via.

Forse sono molto cinico, anzi, lo sono: se solo Lui La baciasse e punto, mi risparmierei dal dover subire l’ascolto di tutte le loro stupidaggini e forse potrei riuscire a concentrarmi un attimino. – Altra valle verde, ma non più come la prima. La mia mente si pone nei confronti di questo nuovo paesaggio in modo stranamente diverso da poco prima. Forse è proprio la coscienza umana che cessa progressivamente di stupirsi, ogni qualvolta si allontani un po’ di più da uno stato di verginità, di qualunque verginità si tratti. –

Parte Seconda: Fermata di Campoleone.

Si! Si! Si! Il treno ora corre di brutto! – Che bellezza l’Agro pontino. – I dischi metallici sferragliano vivacemente facendo un rumore infernale.

Tutto ha vibrato, lasciando che io provassi una qual sorta d’agitazione, d’ebbrezza, la quale mi penetrava fin dentro nei timpani.

Ora il rumore è finito e rimane unicamente la velocità.

Mi annoio, e continuo a scrivere per inerzia.

Ore nove e cinque minuti, almeno altri tre quarti d’ora…

L’aria qui è più fresca. Merito della campagna? Del verde? La vicinanza alla costa, magari, o giusto l’ora, forse, ancora così “antimeridiana”?

Mah. Ora che il treno va rallentando mi accorgo che era solo un’impressione data dalla velocità.

I tre “picchioni” ora parlano di chi, tra i loro conoscenti e le loro (pare) vaste amicizie sappia o no far uso di un computer.

Di bene in meglio! Ora si parla persino di Internet!

La chiacchiera incessante di una signora giapponese fa da sottofondo al tutto; e pensare che stando a una mia prima impressione, puramente uditiva, sulla cadenza del parlato, avessi persino creduto che si trattasse di una finlandese!

Parte Terza: Fermata di Cisterna di Latina.

Solo ora mi accorgo che il cielo è tappezzato di nuvole. Lembi di vapore acqueo che renderanno, penso, questa giornata una cazzo di cappa afosa e nulla più!

Noto una cosa curiosa: il Rosso ha assunto, forse inconsciamente, una posizione che definirei a dir poco di corteggiamento.

Ha appoggiato un piede sul rialzo formato dal battiscopa – odore di cacca di vacca dal finestrino – ed ha quindi piegato il ginocchio. Con una mano vi batte sopra, con una cadenza blandamente ritmica, persistendo in un “sali e scendi” cui potrei accostare senza problema alcuno la memoria di un’esplicita metafora onanistica; la gamba destra giace invece stesa sotto il sedile di Lei, i loro piedi quasi vicini… almeno nei Suoi sogni.

Parte Quarta: Fermata di Latina Centrale.

Mi stiracchio; sparerei in fronte a tutti. – Fuori ci sono delle montagnette (verdi?), dove penso che si trovi Cori. –

Mancano forse ancora venticinque minuti.

Degli occhi azzurri si riflettono sul vetro del mio finestrino a distanza di intervalli troppo brevi per capire a chi essi appartengano. Ma di chi saranno mai stati quegli occhi? Troppo chiari per essere quelli di una volpe, troppo freddi e determinati per essere di una vipera, troppo piccoli, poi, per essere di un asino e sempre troppo grandi per essere invece quelli di un uomo.

Ma allora, di chi saranno stati quegli occhi che si rifletterono sul vetro del mio finestrino?

So bene che leggere sarebbe ora inutile poiché, dato che la “giapponese” urla come non farebbe neppure dedicandosi all’hara – kiri, non riesco a concentrarmi.

Il sole scotta. Mi sa tanto che oggi mi brucio e poi… ho come l’impressione che il mio registro stilistico stia calando a picco… mmm…

Il treno ha nuovamente arrestato la sua interprovinciale corsa verso le propaggini meridionali della Regione Lazio: ma è una fermata oppure no?

Parte Quinta: Fermata di Sezze.

I tre ingegneri mi hanno costretto ad udire le previsioni del tempo mentre le leggevano fra di loro a voce altissima. Nuvoloso nel tardo pomeriggio, sempre che Formia sia vicina a Sperlonga…

Interrompo la mia blanda lettura de “L’infanzia di Lancillotto” solo perché ho sentito odore di zolfo ed ho pensato per un attimo alla mia cara Islanda.

Mi alzo in piedi, giusto per sgranchirmi le gambe e tutti mi guardano un po’ strano – fuori sulla destra un declivio che conduce al mare.

Vedrò il mio Circeo, seppure di lontano? Si! Eccolo lì! Sono riuscito a vederlo, ora sono più tranquillo, più felice… Lui, visto attraverso gli occhi della mia esperienza di vita, è qualcosa di eternamente vergine, custode dei ricordi più teneri della mia infanzia e della mia fanciullezza.

Mi è caduto il libro. Lo raccolgo da terra.

I miei occhi sono già affaticati, quanto riuscirò a studiare oggi?

Cristo di Dio! NO! Ora i tre parlano di politica, di Emma Bonino e la voce orientale si sovrappone senza alcun senso. NOOO!

Parte Sesta: Fermata di Priverno.

(Tale paese lo avevo fino ad ora sentito solo nominare, che dite scendo e faccio il turista?)

«Quasi quasi cambio carrozza…» «Ma no, dai, resisti altri sette minuti circa, magari anche qualche secondo in più…» «Anche!».

Dieci lunghi, finalmente, favolosi secondi di silenzio che quel fottuto Senza Palle ha interrotto, facendo ripartire la giapponese a valanga.

Solo ora, sempre subendo i loro discorsi, vengo a sapere che Lei si laurea a novembre. Cosa avevo appena supposto poche pagine or sono? Vengo a sapere che anche Lui sta preparando la tesi; molto bene, 2 a 0 per Ruggero Montalto vs. i Tre dei sedili accanto.

– Un sessantacinquenne panzone in canottiera fresco – lana fuori della sua baracca adiacente ai binari, polli e galline ai suoi piedi – .

Kèppalle parlano di nuovo, stavolta di cinema. Parlassero almeno di film distribuiti dalla Lucky Red, che so… “Idioterne” (poiché veramente, chiedere che gente come loro parli di “Festen”, capolavoro del quale sono sicuro che non capirebbero il senso, mi sembrerebbe troppo), eh no! Il loro interesse si limita al discorrere di film Medusa distribuzioni.

Anche lo sferragliare dei vagoni sui binari non è più lo stesso, anche se uguale a quello che era prima; sebbene io ora in questo rumore trovi la pace, l’altezza spirituale e il profondo barocchismo di un paradosso del cazzo.

Ora è quasi come se avessi sparato in fronte a tutti loro, ma non proprio. Luce. Veloce e violenta – fuori dal tunnel – come un pugno alla retina, una violenta sensazione che conserva in se stessa il silenzio.

…

La giapponese riattacca a ciarlare. Magari quello che dice potrebbe anche essere piuttosto interessante; ella ha però, nei miei confronti, la profonda scortesia di non rendermi partecipe delle proprie argomentazioni, usando, per scelta o per necessità, un veicolo linguistico diverso da quelli che io ben padroneggio, ovvero l’italiano e l’inglese.

Ma quanto manca? Ormai sono a più sei minuti rispetto all’ora prevista per il mio arrivo a Formia…

Manca poco, dai Ruggero resisti! Il treno rallenta!

…E che cosa è mai ora Monte San Biagio?!?

Vedendola per la prima volta in viso solo ora, mi accorgo che una delle due giapponesi potrebbe stappare le bottiglie solo facendo leva sul tappo con i propri denti incisivi. Ma non saranno cinesi? Sarebbe strano che dei passeggeri giapponesi viaggiassero verso sud invece di visitare la loro beneamata città di Firenze (calcolando poi che spesso hanno in media pochi giorni di ferie l’anno dei quali poter usufruire).

Ora la cinese ha voluto provare, per giunta, a chiudermi il finestrino! Con tutto il caldo che fa! Pensa un po’ te…

Alla fine però, da quel poco che ho notato fino ad ora di lei, la cinese mi è sembrata simpatica.

Parte Settima: Fermata di Monte San Biagio.

Credo, ormai, che resti solo Formia.

Me ne fotto dei tre laureandi; anzi, per dirla alla Tiziano Sclavi, come se fossimo in un episodio di Dylan Dog, i tre, una volta scesi dal treno, proseguiranno le loro vite e…

«Quello che leggeva il giornale ostentò troppo la sua indifferenza, gli spetterà dunque una serie di disgrazie e interminabili sfortune nonché una fine precoce, ma affatto dolorosa.

Lui (il Rosso) e Lei non avranno mai una storia insieme (mentre invece, con un piccolo sforzo da parte di entrambi, avrebbero potuto farcela senza problemi), per cui non si sposeranno mai. Lei avrà il compagno che madre natura già le promise all’inizio di questo racconto, con cui vivrà serenamente ma nella monotonia, fino a che non scoprirà di rimpiangere Lui, che tuttavia conosceva da tempo e apprezzava (amava? Forse.).

Viceversa per il Rosso».

Si rallenta nuovamente… E che cazzo! È Fondi.

Parte Ottava: Fermata di Fondi.

Arrivato a questo punto quasi vorrei una zappetta per vedere dove si trova Formia… ma io dico! Non potevo pensarci, a casa, prima di partire!?

Mah… se non altro i tre ingegneri sono scesi e le cinesi si stanno zitte. In compenso è però salito uno grande e grosso, palesemente indigeno di queste terre “al confine con la Campania”, con una faccia e un’espressione tutt’altro che rassicuranti.

Se si sta zitto e non rompe non mi dà alcun fastidio.

Più quindici minuti… e poi uno dice che le FS non funzionano… e cazzo, NO! No che non funzionano!!! Più quindici preziosi minuti di questa mia vita qui sulla Terra passati in questo treno?

Brutto segno.

Mi fa male la spalla alla quale mi presi una bella mezza slogatura a letto con D******.

UH, oh! Il mare! Che gioia! Il mondo è capovolto. Un tizio qui nella carrozza mi fissa, guardandomi male, ma io ricambio l’occhiataccia e lui subito si volta, si alza, quindi si appropinqua alle porte d’uscita.

Significa che siamo a Formia; il treno rallenta.

LEI mi sta già aspettando.

Fine: Fermata di Formia.

Addì 6/06/1999,
Treno delle 8:10 da Roma Termini a Formia.

Parte nona: Latina Scalo, 16/05/2000.

È passato quasi un anno, ormai, dal mio viaggio in treno fino a Formia e proprio ieri mi sono di nuovo messo in viaggio per raggiungere LEI. Questa volta mi sono spostato per mezzo di un’automobile, fino alla stazione ferroviaria di Latina Scalo dove mi stava aspettando da più di un’ora, seduta su un muretto al sole, pantaloni bianchi, camicetta gialla… Mi attendeva lì, incantevole come un fiore, simile alla rosa che mi ha regalato non appena sono sceso dall’auto… ma senza le spine.

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2 Responses to “«Roma – Formia, sola andata»”

  1. anonimo says:
    January 11 2009, Sunday. at 2:50 am

    Ma sei un rompicoglioni bello e buono.

  2. ruggero says:
    January 11 2009, Sunday. at 7:19 am

    forse non ti sei letto tutta la storia, ma fino a dove hai resistito mi piacerebbe sapere qual è la parte che ti ha rotto di più le palle. Ciao.

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